Guercino, Cristo consegna le chiavi a san Pietro (detta La cattedra di san Pietro), 1618, olio su tela. Cento, Civica Pinacoteca il Guercino
Nell’arte cristiana molti santi sono riconoscibili grazie a specifici attributi: oggetti, animali, strumenti del martirio o elementi legati alla loro vita. Le chiavi identificano san Pietro, la spada san Paolo, la ruota santa Caterina d’Alessandria, il leone san Marco, il giglio sant’Antonio da Padova. Questi segni funzionano come una vera lingua visiva e permettono di riconoscere immediatamente i protagonisti dell’immagine sacra.
Cristo in Maestà con il Tetramorfo, Apocalisse di Bamberga, fol. 10v, ca. 1010. Reichenau; Bamberg, Staatsbibliothek, Msc.Bibl.140.
Gli animali occupano un posto importante nel linguaggio simbolico dell’arte cristiana. Nel Tetramorfo i quattro evangelisti sono identificati dall’uomo o angelo per Matteo, dal leone per Marco, dal toro o bue per Luca e dall’aquila per Giovanni. Altri animali assumono significati teologici più ampi: l’agnello richiama Cristo e il sacrificio, la colomba lo Spirito Santo, il pellicano la carità e l’offerta di sé, il serpente il peccato e il male. Il loro significato varia tuttavia secondo il contesto e il periodo storico.
Piero della Francesca, Madonna di Senigallia, 1474–1478, olio e tempera su tavola. Urbino, Galleria Nazionale delle Marche.
Nell’iconografia cristiana oggetti e piante assumono spesso un significato preciso. Il giglio allude alla purezza, la palma al martirio, il teschio alla meditazione sulla morte, il libro alla sapienza e alla predicazione, la candela alla luce della fede, l’uva e il grano all’Eucaristia. Anche elementi apparentemente secondari possono quindi diventare chiavi indispensabili per interpretare correttamente un’opera.
Nella Madonna di Senigallia di Piero della Francesca, ad esempio, la rosa bianca richiama la purezza della Vergine, mentre il corallo rosso portato dal Bambino, oltre all'antica funzione protettiva, allude al sangue della futura Passione.
Piero della Francesca, Pala di Brera o Pala Montefeltro, ca. 1472–1474. Milano, Pinacoteca di Brera.
Nell’arte sacra il colore e il gesto concorrono a costruire il significato dell’immagine. Il blu può richiamare il cielo, la trascendenza o la Vergine; il rosso il sangue, la Passione, l’amore o la dignità; il bianco la purezza e la luce. Allo stesso modo, mani congiunte, braccia aperte, dita benedicenti, sguardi e posture guidano la lettura della scena e rendono visibili emozioni, rapporti e significati spirituali. Il loro valore, tuttavia, non è fisso: cambia secondo epoca, contesto e tradizione iconografica.
Nella Pala di Brera di Piero della Francesca, l’equilibrio dei colori e la compostezza dei gesti contribuiscono alla solennità della scena e definiscono i rapporti fra i personaggi.