Fra Innocenzo da Petralia nacque a Petralia Soprana nel 1592 e morì a Palermo il 20 dicembre 1648. Francescano dell'Ordine dei Riformati dell'Osservanza, secondo un'antica fonte frequentò la scuola di scultura tenuta da Fra Umile nel convento di Sant'Antonino a Palermo, anche se i rapporti tra i due artisti non sono ancora completamente chiariti. La tradizionale identificazione di Innocenzo con Giovanni Calabrese non è stata accolta dalla storiografia più recente.
La sua attività fu dedicata soprattutto ai Crocifissi lignei policromi, caratterizzati da un realismo fortemente drammatico: ferite, lividi e abbondanti colature di sangue traducono il tema della Passione in un'immagine destinata a suscitare una intensa partecipazione emotiva e devozionale. Negli anni 1636-1637 lavorò nell'Italia centrale, lasciando opere ad Assisi, Gubbio, Loreto, Cagli, Pesaro e in altre località delle Marche. Tornato nell'Italia meridionale, continuò la sua attività in Sicilia e a Malta.
Opere principali: Assisi, Gubbio, Loreto, Cagli, Pesaro, Gradara, Ascoli Piceno, Sant'Angelo di Brolo, Furnari e Mdina (Malta).
Fra Innocenzo da Petralia (attribuito), Crocifisso, XVII secolo, legno policromo. Misilmeri, chiesa di San Gaetano. Proveniente dal santuario di Santa Maria di Gibilrossa.
Fra Innocenzo da Petralia, Crocifisso, 1637-1638 ca., legno policromo. Pesaro, chiesa di San Giovanni Battista.
Fonte fotografica: Rosolino La Mattina, Frate Innocenzo da Petralia, tav. XV.
Tra il 1637 e il 1639 alcuni Crocifissi di Fra Innocenzo suscitarono l’intervento delle autorità ecclesiastiche per l’eccezionale crudezza della rappresentazione. Ferite profonde, lividi, sangue abbondante e un corpo martoriato finivano, secondo alcuni inquisitori, per oltrepassare i limiti del decoro richiesto alle immagini sacre.
Il caso assunse particolare rilievo nelle Marche. Nel 1638, mentre Innocenzo lavorava nel convento francescano di San Giovanni Battista a Pesaro, l’inquisitore di Rimini e il vicario episcopale informarono Roma. Di fronte a quelle immagini giudicarono che simili Crocifissi non suscitassero devozione, ma piuttosto «terrore e spavento». Il Sant’Uffizio arrivò a ordinare la rimozione di alcune opere e impose allo scultore di non realizzarne altre senza autorizzazione, minacciando persino la pena della galera.
Paradossalmente, proprio ciò che inquietava gli inquisitori costituiva il nucleo della poetica di Fra Innocenzo: rendere la Passione fisicamente visibile, trasformando il legno policromo in uno strumento di partecipazione emotiva alla sofferenza di Cristo.
Nel 1637-1638 Fra Innocenzo soggiornò nelle Marche e lavorò anche a Pesaro, per la chiesa francescana di San Giovanni Battista. Il Crocifisso qui conservato presenta caratteri in parte diversi rispetto alle opere più drammatiche dello scultore: le ferite sono meno esasperate, il sangue più contenuto e l’insieme appare maggiormente controllato.
È possibile che questa relativa moderazione sia stata determinata proprio dalle polemiche sorte intorno al realismo estremo dei suoi Crocifissi. Le autorità ecclesiastiche avevano infatti mostrato diffidenza verso immagini ritenute eccessivamente cruente e poco conformi al decoro richiesto al culto pubblico.
Il Crocifisso di Pesaro rappresenta quindi un momento particolarmente interessante nell’attività di Fra Innocenzo: conserva l’intensa espressività della sua scultura, ma sembra attenuarne deliberatamente gli aspetti più violenti.
Fra Innocenzo da Petralia (attribuito), Crocifisso, XVII secolo, legno policromo. Palermo, chiesa di San Nicolò all’Albergheria.
Fra Innocenzo da Petralia (attribuito). Crocifisso, XVII secolo, legno policromo. Ispica, chiesa di Santa Maria di Gesù.
Fra Innocenzo da Petralia (attribuito), Crocifisso, XVII secolo, legno policromo. Ragusa Ibla, duomo di San Giorgio.
Fra Innocenzo da Petralia (attribuito), Crocifisso, XVII secolo, legno policromo. Monreale, chiesa di San Castrense.
Fra Innocenzo da Petralia, Crocifisso, 1637, legno policromo. Assisi, chiesa di San Damiano. Opera firmata e datata.
Fra Innocenzo da Petralia, Crocifisso, 1637, legno policromo. Gubbio, convento di San Girolamo. Opera firmata e datata.