Bernini, Busto di Urbano VIII con stola - Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini, Marmo, 1655
Fra tutti i pontefici con i quali Gian Lorenzo Bernini collaborò, Urbano VIII fu quello che esercitò l’influenza più profonda sulla sua formazione e sulla sua affermazione. Maffeo Barberini, nato nel 1568 ed eletto papa nel 1623, conosceva il giovane scultore già prima di salire al soglio pontificio e ne aveva intuito molto presto il talento.
Durante gli oltre vent’anni del pontificato barberiniano, il loro rapporto superò i limiti della semplice committenza. Urbano VIII considerava Bernini un interlocutore privilegiato, capace di tradurre in immagini la visione religiosa, culturale e politica della nuova Roma barocca. Il pontefice aspirava a fare di lui il nuovo Michelangelo: un artista completo, attivo nella scultura, nell’architettura e nella trasformazione monumentale della città.
Bernini trovò nel papa un committente colto e ambizioso, ma anche un protettore disposto ad affidargli imprese di eccezionale importanza. Sotto Urbano VIII l’arte divenne uno strumento di celebrazione della Chiesa e della famiglia Barberini, mentre Roma assunse progressivamente l’aspetto di una grande capitale teatrale.
I numerosi ritratti del pontefice testimoniano questa collaborazione. Non furono semplici immagini ufficiali, ma strumenti di presenza, autorità e rappresentazione politica: attraverso il marmo e il bronzo, Bernini rese Urbano VIII riconoscibile, vivo e quasi dialogante con lo spettatore.
Durante il pontificato di Urbano VIII, Gian Lorenzo Bernini realizzò un numero straordinario di ritratti del papa in marmo, bronzo e terracotta. Nessun altro pontefice del Seicento fu rappresentato con la stessa continuità e varietà: un fenomeno che testimonia l’eccezionale rapporto tra l’artista e il suo protettore.
Le fonti ricordano almeno sei busti in marmo, cinque in bronzo e un esemplare in bronzo e porfido, ai quali si aggiungono repliche, derivazioni e versioni realizzate nella bottega dell’artista. Nell’inventario della casa di Bernini, redatto nel 1681, figuravano inoltre due busti in terracotta di Urbano VIII, probabilmente utilizzati come modelli per alcune fusioni in bronzo.
La moltiplicazione di queste immagini rispondeva a precise esigenze celebrative, politiche e diplomatiche. I busti erano destinati alle residenze della famiglia Barberini, alle sedi ecclesiastiche e alle corti straniere, dove rendevano visibili l’autorità del pontefice e il prestigio della sua casata. Altri esemplari assolvevano funzioni di devozione privata e memoria dinastica.
Le diverse versioni non devono essere considerate semplici copie. Partendo da alcuni prototipi fondamentali, Bernini variò il materiale, l’abbigliamento, il copricapo, l’atteggiamento del volto e soprattutto l’intensità dell’espressione. Il confronto tra gli esemplari documenta così il passaggio dal ritratto ufficiale e celebrativo a una rappresentazione più viva e psicologicamente penetrante. Tra gli esempi più significativi figurano il busto marmoreo conservato a Palazzo Barberini e le versioni bronzee legate alle collezioni pontificie.
Ricostruire l’esatta successione dei ritratti non è semplice. Gli studiosi hanno osservato soprattutto l’evoluzione del volto e della barba del pontefice: dapprima piena e morbida, successivamente più stretta e separata dai baffi, infine marcatamente campanulata. Questi particolari, insieme alle differenze tecniche e stilistiche, aiutano a stabilire la cronologia e i rapporti tra i vari esemplari.
La serie dei ritratti di Urbano VIII mostra come Bernini trasformi progressivamente l’effigie pontificia da immagine ufficiale a presenza viva. La dignità del ruolo rimane affidata alla mozzetta, alla stola e alla solennità dell’impianto, ma sotto questi segni emerge con crescente evidenza la personalità dell’uomo.
Il pontefice non appare irrigidito in una posa cerimoniale. Il capo è spesso leggermente ruotato, lo sguardo sembra rivolgersi a qualcuno e la bocca dischiusa suggerisce una parola appena pronunciata. Bernini cerca l’istante, introducendo nel ritratto una dimensione temporale: Urbano VIII sembra pensare, osservare e parlare davanti allo spettatore.
Con il passare degli anni cambiano i lineamenti, la barba e l’intensità dell’espressione. Queste trasformazioni non costituiscono soltanto indizi utili per stabilire la datazione delle diverse versioni, ma raccontano anche il trascorrere del tempo e il progressivo affiorare della dimensione psicologica del pontefice.
Nasce così il cosiddetto “ritratto parlante”, nel quale la celebrazione del potere si accompagna alla restituzione di una presenza individuale. Bernini concilia l’autorità del papa con la vitalità dell’uomo, superando la distanza dell’immagine ufficiale e creando l’impressione di un incontro diretto.
Nonostante l’abbondanza delle fonti, la serie dei ritratti di Urbano VIII costituisce ancora un problema complesso per gli studiosi. Non è sempre facile distinguere le opere eseguite direttamente da Bernini dalle repliche di bottega, dalle fusioni successive e dalle versioni ricavate dai suoi modelli.
Anche la cronologia dei diversi esemplari rimane in parte incerta. Per ricostruirla si osservano soprattutto l’evoluzione dei tratti del pontefice, la forma della barba, l’abbigliamento e le caratteristiche tecniche. Il busto conservato a Palazzo Spada, per esempio, è stato datato in modi differenti, anche se viene generalmente collocato intorno al 1640.
Particolarmente significativa è la vicenda del busto bronzeo della Galleria Corsini. A lungo considerato una replica tarda, è stato rivalutato grazie al ritrovamento di lettere del 1655 e del 1656 nelle quali il cardinale Antonio Barberini chiedeva a Bernini una nuova fusione del ritratto papale. I documenti hanno così permesso di riconoscere più chiaramente la storia e l’importanza dell’opera.
Il confronto tra fonti d’archivio, analisi tecniche e osservazione stilistica continua quindi a modificare il catalogo dei ritratti di Urbano VIII. Più che una semplice successione di copie, la serie appare come un insieme articolato di varianti, adattate a materiali, destinazioni e funzioni differenti.
Nel lungo rapporto fra Bernini e Urbano VIII, il ritratto divenne uno strumento privilegiato di rappresentazione del potere. Marmo, bronzo e terracotta non restituiscono soltanto le sembianze del pontefice: costruiscono un’immagine capace di unire autorità religiosa, prestigio dinastico e presenza umana.
La molteplicità delle versioni dimostra che Bernini non si limitò a replicare un modello ufficiale. Ogni busto fu adattato al materiale, alla destinazione e al pubblico, conservando però l’impressione di una figura viva, colta nell’atto di pensare o di parlare.
La serie dei ritratti di Urbano VIII costituisce così uno dei vertici del ritratto barocco. Attraverso la collaborazione fra il pontefice e l’artista, l’immagine del potere cessò di essere soltanto solenne e distante e divenne una presenza immediata, riconoscibile e psicologicamente intensa.
Questo articolo propone un’anticipazione, rielaborata per il sito, del volume in preparazione Bernini. La maturità artistica, 1623–1644.
Testo e ricerca © Edoardo Croce. Tutti i diritti riservati.