“Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!»”. (Giovanni 19,5)
Antonello dipinse diverse versioni dell’Ecce homo, tutte caratterizzate dall’espressione estremamente sofferente del Cristo, intensa e drammatica, dal fondo scuro e dalla tridimensionalità ricercata e raggiunta. Tutte le versioni sono dipinte ad olio su tavola, hanno dimensioni ridotte e sono molto affini, per la precisione dei dettagli, alla pittura fiamminga. Il ciclo dell’Ecce Homo comprende 4 oli su tavola a cui va aggiunta un’altra opera intitolata Cristo alla colonna coronato di spine, che, pur con titolo diverso, tratta lo stesso soggetto.
Le cinque opere, pur con sottili differenze di stile e di tecnica dovute alla crescente maturazione artistica del pittore, sono molto simili soprattutto per la potenza espressiva del volto di Cristo che trasmette u n d o l o r e i n t e n s o e rassegnato, più interiore che fisico.
Le labbra semichiuse, le lacrime, le gocce di sangue provocate dalla corona di spine, il cappio pendente al collo, sono tutti elementi che accentuano la drammaticità della scena. La posizione del capo, la torsione più o meno accentuata del corpo e il rapporto con la balaustra, volto a evidenziare la prospettiva e la profondità della scena, sono tutti elementi che, d i v e r s a m e n t e u s a t i i n o g n u n a d e l l e o p e r e , contribuiscono alla unicità della narrazione, pur nella diversità delle esperienze artistiche. Siamo di fronte, quindi ad un ciclo artistico intenso ed omogeneo, che ci restituisce un Cristo dalla sofferenza più umana che d i v i n a , i m m e r s o i n un’atmosfera dai colori caldi e dai toni scuri. Di notevole effetto il contrasto fra lo sfondo bruno e il corpo illuminato di Cristo, che assume una colorazione ocra-arancio.