L’arte cristiana ha costruito nei secoli un linguaggio visivo fatto di attributi, colori, gesti, animali e oggetti capaci di identificare santi, virtù, episodi biblici e significati teologici. La palma del martirio, il giglio della purezza, il libro, il teschio, il leone, l’agnello o la colomba non sono semplici dettagli: diventano strumenti di riconoscimento e di interpretazione dell’immagine.
Fin dall’antichità e poi con grande fortuna nel Rinascimento e nel Barocco, idee astratte, virtù, vizi, stagioni, continenti e concetti morali sono stati trasformati in figure riconoscibili attraverso attributi, gesti e simboli. La Giustizia con la bilancia, la Fortuna con la ruota, il Tempo con la falce o la Verità svelata sono esempi di un linguaggio figurativo complesso, spesso codificato da repertori iconologici come quello di Cesare Ripa.
Agnolo Bronzino, Allegoria con Venere e Cupido, ca. 1545, olio su tavola. Londra, The National Gallery.
I miti dell’antichità hanno offerto agli artisti un repertorio inesauribile di storie, personaggi e simboli. Dei, eroi, ninfe e metamorfosi, tramandati soprattutto attraverso Ovidio e la tradizione classica, vengono reinterpretati nel Rinascimento e nel Barocco come immagini di amore, desiderio, virtù, violenza, trasformazione e destino.