In Germania, più precisamente a partenza dalla Franconia e dalla Turingia nel XIV secolo, si sviluppò una nuova espressione figurativa che prese il nome di Vesperbild.
Vesperbild significa “Figura del tramonto o del vespro” ed è una rappresentazione scultorea (in legno, gesso o terracotta) della Madonna che tiene sulle sue ginocchia il corpo martoriato e privo di vita di Cristo deposto dalla croce.
In realtà né i vangeli né i testi apocrifi riportano questa scena; la rappresentazione è, probabilmente frutto di una tradizione popolare.
I vesperbild, pur nella loro essenzialità primitiva, sono sculture estremamente espressive, e, attraverso l’essenzialità delle loro linee e della loro costruzione, restituiscono allo spettatore una drammaticità assolutamente autentica ed intensa.
Questa rappresentazione passò, nel XV secolo anche in Italia, radicandosi in Abruzzo, nelle Marche ed in Umbria e prendendo il nome di “Pietà”. Furono soggetti frequenti di pittori ma anche, molto frequentemente di scultori.
Tutti gli artisti rinascimentali raffigurarono la Madonna seduta, con il corpo di Cristo sulle sue ginocchia, alcuni sottolineando il dolore della Vergine ed altri, come Michelangelo nella Pietà di S. Pietro, esaltandone la serenità, giustificata dalla consapevolezza della prossima resurrezione.
Il Vesperbild ha quindi il grande merito dell’invenzione di un’iconografia che avrà grande sviluppo nei secoli successivi, raffigurando un episodio probabilmente inventato, ma reso intensamente e di grande impatto artistico.
Pietà, Cristo morto
Di diretta derivazione dal Vesperbild, la fattispecie artistica della Pietà rappresenta la sublimazione del rapporto tra madre e figlio. La Vergine, Madre di Dio, è il personaggio cardine della scena, e comunica con grande intensità il suo dolore per la morte del figlio. Cristo, a sua volta, nella rigidità della morte, assume posizioni a volte innaturali, che esasperano la drammaticità della scena, senza tuttavia trasmettere il dolore e la disperazione dell’ineluttabile fine di tutto, perché, di lì a poco, risorgerà.
Cristo, nella Pietà classica, appare inanimato, in braccio alla Madonna, che, disperata, lo stringe come nell’inutile tentativo di strapparlo alla morte, già avvenuta. E’ l’ultimo momento di dolore e di disperazione, l’epilogo della Passione, prima della resurrezione.
Cristo in braccio alla Madonna non è l’unica rappresentazione artistica della Pietà; è frequente anche la tipologia iconografica di Cristo morto sorretto da Angeli o da altri personaggi (solitamente Santi).
La Pietà più famosa al mondo, quella più celebrata e più conosciuta è, senza ombra di dubbio la pietà di Michelangelo conservata a San Pietro.
Sulla pietà di Michelangelo sono stati scritte migliaia di pagine.
E’ forse l’opera scultorea più conosciuta al mondo, l’unica opera di Michelangelo firmata. L’opera fu commissionata a Michelangelo nel 1497 dal cardinale Jean Bilhères de Lagraulas che diede allo scultore, allora giovanissimo, l'incarico di scolpire "una Vergene Maria Vestita, con un Christo morto in braccio, grande quanto sia uno homo giusto". Il cardinale Commissionò la statua della Pietà per collocarla nella cappella di Santa Petronilla, che apparteneva ai re di Francia, in Vaticano. Michelangelo impiegò ben nove mesi per scegliere il blocco di marmo nelle cave di Carrara
L’opera fu completata, molto probabilmente a luglio del 1500. Secondo il Vasari dalla Chiesa di Santa Petronilla, sua prima collocazione, la statua passo poi alla Chiesa di Santa Maria della Febbre, sempre in San Pietro. A metà del XVIII secolo, infine, fu posizionata in San Pietro.
L’artista la scolpì molto giovane, poco più che ventenne, e, poiché ebbe subito un grandissimo successo suscitò l’ammirazione di tutti coloro che la vedevano.
Non conoscendo l’autore, la Pietà veniva attribuita a un artista lombardo allora molto in auge, Cristoforo Solari.
A scanso di ulteriori equivoci, Michelangelo firmò la statua sulla fascia a tracolla posta sul corpo della vergine, incidendo su di essa: “MICHEL.A[N]GELVS BONAROTVS FLORENT[INVS] FACIEBAT”.
Caratteristiche principali di quest’opera, oltre alla tragica bellezza del volto e del corpo di Cristo, alla finezza dei lineamenti della vergine e alla naturalezza della posizione dei due protagonisti, è, soprattutto, il morbido disegno della veste di Maria che sembra seguire le linee del corpo di Cristo, adagiato con grande naturalezza sulle ginocchia della madre. Tale atteggiamento, costituisce una novità, perché fino ad allora il corpo di Gesù era stato raffigurato in una postura rigida, quasi rettilinea, forse a voler rappresentare il rigor mortis. Nella sua pietà, Michelangelo adagia il corpo di Cristo su quello di Maria in modo che, senza alcuna rigidità, essi possano aderire completamente creando un tutt’uno che rappresenta l’insostituibile unione tra Madre e Figlio. Maria, peraltro, appare estremamente giovane quasi Michelangelo volesse riferirsi al verso dantesco “Vergine e Madre, Figlia del tuo Figlio”.
Scrisse il Vasari riferendosi a quest’opera: “non pensi mai, scultore né artefice raro, potere aggiungere di disegno né di grazia, né con fatica poter mai di finezza, pulitezza e di straforare il marmo tanto con arte, quanto Michelagnolo vi fece, perché si scorge in quella tutto il valore et il potere dell'arte”.