Andrea Mantegna – Cristo Morto, 1480
Tempera su tela - 68 cm x 81 cm
Pinacoteca di Brera, Milano
Cristo, nella Pietà classica, appare inanimato, in braccio alla Madonna, che, disperata, lo stringe come nell’inutile tentativo di strapparlo alla morte, già avvenuta. E’ l’ultimo momento di dolore e di disperazione, l’epilogo della Passione, prima della resurrezione.
Cristo in braccio alla Madonna non è l’unica rappresentazione artistica della Pietà; è frequente anche la tipologia iconografica di Cristo morto sorretto da Angeli o da altri personaggi (solitamente Santi).
Il Cristo morto viene anche rappresentato, da due grandissimi artisti, con una particolare prospettiva, cioè di scorcio, visto dai piedi. prospettiva è particolare, tale da aumentare la drammaticità della scena. Il corpo di Cristo viene accorciato dal punto di vista e la Vergine, S. Giovanni e la Maddalena sono appena visibili in un angolo del quadro.
Alla morte del padre, il figlio di Andrea Mantegna vendette la tela al marchese di Mantova, Francesco II Gonzaga, descrivendo l’opera come “un Cristo de scurto” (di scorcio).
E’ un’opera particolarissima, datata 1480, mai prima di allora era stata usata quella prospettiva così esasperata, che accorciava il cadavere in modo così drastico, accentuandone la drammaticità.
Il volto di Gesù è sereno, e solo le ferite alle mani e ai piedi rendono conto della tragedia appena vissuta. L’opera è quasi monocroma, il che accentua la sensazione di tristezza che comunica, e, tuttavia non vi è segno di disperazione né sul volto di Cristo né su quello dei tre personaggi che lo compiangono; il sentimento prevalente è, in realtà, una severa compostezza pur nell’agghiacciante drammaticità di quel corpo visto “de scurto”.
Il dipinto, un capolavoro assoluto del rinascimento, si caratterizza per la scelta innovativa dello scorcio prospettico e per la forza espressiva dell’insieme.